Alberto Alberti nacque nell’Oltrepò Pavese, terra di colline e vigneti ma anche di motori e di passioni forti. Figlio di Giovanni Alberti, pilota poliedrico che seppe distinguersi in diverse discipline, Alberto respirò la competizione sin da piccolo. “Mio fratello era un ragazzo con il motore nel sangue”, ricordava spesso Maddalena, che lo affiancò anche come copilota. Dopo qualche esperienza in pista, tra cui la Formula Abarth, capì che la sua vera vocazione erano i rally, dove la tecnica e il coraggio si fondono con la sensibilità per la strada.

Nel 1979 il debutto al Giro d’Italia automobilistico, il padre Giovanni correva le prove su pista, Alberto, con il copilota Scaglia, le prove speciali  tradizionali. La prima prova di “Vignale Monferrato” fu annullata. Alberto debuttò a Marsaglia, dove si classificò secondo dietro alla Stratos di Tony Carello,4° a Pellegrino Parmense e vince clamorosamente la prova di Ciano d’Enza. Alla fine di questa gara particolare la famiglia Alberti termina in 4° posizione assoluta.

Il 1980 fu l’anno che lo proiettò alla ribalta. La prima gara è il Rally 4 Regioni, valido per il campionato europeo ed italiano, si presentò al via con una Lancia Stratos privata, macchina affascinante e difficile da domare. Alla sua destra sedeva la sorella Maddalena. Sin dalle prime prove speciali, Alberto mostrò un talento puro: tempi sorprendenti, vola in testa nella classifica e lo portarono davanti a nomi più esperti e blasonati. “Nessuno se lo aspettava, ma Alberto correva come se fosse nato su quella Stratos”, raccontò un appassionato presente alla gara. Il ritiro anticipato non cancellò l’impressione: era nata una stella. Un mese dopo un’altra altra gara ed un altro ritiro – rottura di un braccetto – al Rally del Ciocco.

Ma la sorte decise diversamente. Il 12 luglio 1980, durante le ricognizioni del Rally Colline di Romagna, un incidente improvviso pose fine alla sua corsa più importante: quella della vita. Alberto morì durante il trasporto in ospedale. Ad assistere, incredibilmente, fu il padre Giovanni, che si trovava in zona. “Quel giorno il mondo ci crollò addosso”, ricordano ancora amici e familiari.

La scomparsa di Alberto lasciò un vuoto enorme nell’ambiente rallistico e nell’Oltrepò Pavese. Per non spegnere quella fiamma, amici e appassionati fondarono la Scuderia Alberto Alberti a Stradella, diventata culla di giovani piloti e simbolo di continuità. Talvolta trofei e manifestazioni locali portano il suo nome, come un abbraccio collettivo per mantenere vivo il suo ricordo.

Alberto Alberti non ebbe il tempo di costruire una lunga carriera, ma il suo passaggio fu intenso. Talento naturale, passione condivisa con la famiglia e affetto sincero di chi lo conobbe fanno di lui una figura che va oltre le classifiche. La sua è la storia di una promessa spezzata, ma anche di una luce che ancora oggi illumina chi ama i rally e chi continua a credere nei sogni, anche se troppo brevi.