Nonostante l’aspetto ancora da ragazzino, Matteo Musti ha appena festeggiato i 50 anni. E lo ha fatto nel modo che gli riesce meglio: vincendo. Il pilota oltrepadano ha infatti conquistato il Campionato Italiano Rally Auto Storiche (CIRAS) per la quarta volta (2013, 2023, 2024 e 2025), la terza consecutiva, confermando uno stato di forma che dura ormai da anni.
Un tris d’autore, arrivato dopo una lunga parentesi di gare spot, che lo consacra come uno dei protagonisti assoluti della disciplina. Lo abbiamo contattato per parlare dell’ultima gara all’Isola d’Elba, della stagione appena conclusa e degli scenari futuri.
Matteo, complimenti per il titolo. Com’è andata, in breve, la gara elbana?
“Era una gara fondamentale per la vittoria del campionato: dovevamo ottenere un buon risultato di classe, in base alla situazione con il nostro unico avversario.
Sulla prima prova notturna, Capoliveri, ho un po’ ‘dormito’… la prova era scivolosa e Salvini era imprendibile. Abbiamo chiuso la giornata al terzo posto.
Venerdì è andata meglio: sono passato al comando, ma sull’ultima prova ha iniziato a piovere. I concorrenti dell’Europeo, partiti prima, hanno trovato l’asfalto asciutto, mentre noi abbiamo preso tutti un minuto.
Sabato, pioggia al mattino e poi asciutto: abbiamo dovuto gestire le gomme e anche la gara, vista la situazione degli avversari.”
Secondo te è giusto far partire prima gli equipaggi dell’Europeo rispetto a quelli del CIRAS?
“In caso di maltempo, come all’Elba, mezz’ora di differenza può essere decisiva. Personalmente preferirei una gara unica, con classifiche separate per Europeo e CIRAS, ma con partenza uguale per tutti.”
Hai conquistato il poker di titoli: 2013, 2023, 2024 e 2025. Qual è stato il più bello e il più difficile?
“Tutti sono stati difficili. Quest’anno ho vinto diverse gare, direi male solo al Rally Lana, dove l’acceleratore è rimasto… accelerato!
Nel 2023 ho vinto quasi tutto, tranne la Targa Florio. È stato bello tornare a vincere dopo dieci anni.
Il titolo del 2013 fu molto combattuto: 10 gare, tanti avversari e grande impegno.
Diciamo che nel 2023 è stata una bella riconquista, nel 2024 una conferma… e il 2025? Ancora non so come definirlo!”
Cosa è cambiato in questi dieci anni?
“Soprattutto la preparazione delle auto: oggi sono molto più competitive. Anche nel 2013 erano ben fatte, ma ora il livello si è alzato tanto.
Poi, il regolamento non aiuta. Ci sono meno concorrenti e anche la sicurezza andrebbe aggiornata.
Bisogna riflettere sul perché tanti piloti preferiscono fare solo le gare locali. Per qualcuno è solo divertimento, per altri è anche lavoro, quindi servono motivazioni forti.
I regolamenti devono evolversi. A volte la nostalgia prende il sopravvento, lo capisco – anche io sono nostalgico – ma bisogna guardare avanti.”
Se potessi decidere, cosa cambieresti nel mondo dei rally storici?
“Nel moderno, dopo gli anni ’80 e ’90, il pubblico è calato e hanno cercato di riportarlo con i parchi assistenza, nuove auto e tanto altro.
Lo storico non può restare fermo: non siamo più negli anni ’80, ma nemmeno nel 2000. Servono regolamenti nuovi, bisogna innovare se vogliamo mantenere l’interesse.
Le auto degli anni ’90 stanno arrivando, è giusto premiare anche l’assoluta, non solo le classi.
Finalmente sono arrivati i parchi assistenza regolamentati: basta con le assistenze libere dove non c’è nessuno. Il rally ha bisogno di pubblico, va coinvolto e raggruppato.
Io vedo sempre le stesse persone di trent’anni fa. Mancano i giovani.”
Hai altri programmi per il 2025?
“La stagione è finita, o quasi. Salterò il Sanremo, ma forse correrò il Pavia Rally Circuit, con mia figlia come copilota. Un modo speciale per chiudere l’anno.”
E nel 2026? Ci sarà un programma?
“Ancora nulla di definito, ma mi piacerebbe fare alcune gare del Campionato Europeo Rally Storici.”
Matteo Musti non si ferma. Con quattro titoli in bacheca e uno spirito ancora competitivo, guarda al futuro con la voglia di mettersi ancora in gioco, magari su nuovi palcoscenici. E chissà, magari anche in compagnia della nuova generazione… di famiglia.
