Dallo scontro con il mito Ormezzano ai 7 chili persi nelle prove con il team Conrero: il racconto di un’epoca d’oro dove il cronometro contava quanto il carattere.
Il 1981 non è stato un anno qualunque per il rallysmo italiano. È l’anno del duello leggendario tra la Ferrari 308 GTB di Andruet e quella di Pregliasco, un’edizione che ha segnato la storia. Ma dietro i riflettori dei vincitori, c’è il fumo degli scarichi e la polvere dei trasferimenti vissuti da chi, come Enrico Grisorio, quella gara l’ha affrontata dal sedile di destra, respirando l’essenza più pura e cruda delle corse di una volta.
Il muro di folla e la lite con Capra
Il momento clou del racconto di Grisorio ci riporta alla fatidica prova del circuito di Cecima. Chi c’era ricorda una marea umana quasi fuori controllo, un tappo di spettatori e auto parcheggiate che rendeva ogni trasferimento un’agonia per i piloti.
In quel caos, Enrico Grisorio si trova a gestire una situazione ad alta tensione. Il cronometro corre implacabile e il controllo orario (C.O.) è ancora lontano. “Guardando l’orologio mi resi conto che stavamo già pagando ritardo”, ricorda Grisorio. In quel momento, alle loro spalle, piomba la vettura di Ormezzano e Capra. I “big” reclamano strada: clacson spiegato, fari accesi, la pretesa del campione che deve passare.
Ma il rally è una lotta su ogni centimetro. Grisorio non ci sta: “Dissi al mio pilota Skuric di non fermarsi. Noi stavamo facendo la nostra gara, lottavamo per il podio di classe e gruppo”. Ne nacque un acceso confronto verbale al C.O., con Capra che accusò il duo di comportamento antisportivo. Un dubbio che Grisorio ha portato con sé per quarant’anni: chi aveva ragione? La direzione gara, quel giorno, decise per la neutralizzazione del settore, ma quel frammento di gara rimane come un emblema di un rallysmo fatto di nervi e orgoglio.
La scuola del “Mago” Conrero
Correre con il supporto ufficiale di Virgilio Conrero, il “Mago di Settimo Vittoriese”, significava entrare in un mondo d’élite. Grisorio correva su una Opel Ascona Gruppo 2 guidata dal simpaticissimo Skuric. Ma il privilegio aveva un prezzo: una fatica fisica estrema.
Le ricognizioni erano una maratona: quindici giorni di prove, dieci ore al giorno sul sedile a dettare note. “Era diventato un lavoro a tutti gli effetti”, spiega Grisorio, “al punto che alla fine della gara ero dimagrito di ben 7 chilogrammi”. Un impegno totale che portava l’equipaggio al limite, supportato però da una macchina organizzativa incredibile: quando il loro “mulo” (la Kadett da prove) cedette, Conrero fece recapitare una nuova vettura nel giro di sole 24 ore.
Il valore dei ricordi
Nonostante i traslochi abbiano portato via le vecchie fotografie e i materiali dell’epoca, la memoria di Enrico Grisorio resta nitida come il rombo dell’Ascona. Il suo 1981 al 4 Regioni non è solo una riga in una classifica, ma la testimonianza di un’epoca in cui per correre non servivano solo i budget, ma servivano muscoli, fiato e la capacità di non abbassare mai lo sguardo, nemmeno davanti ai grandi nomi del Motorsport.
Perché il 4 Regioni, in quegli anni, era davvero una gara per uomini duri.
Foto archivio Enrico Grisorio
