Il deserto dà. Il deserto prende.
Lo sanno bene tutti gli equipaggi e i piloti che prendono parte alla Dakar. Sono tempi di fermento, poiché tra pochi giorni finirà la quarantasettesima edizione. I tempi sono cambiati, così come il luogo, ma si cerca di mantenere lo stesso spirito originario di una corsa che non solo ha segnato un epoca, ma sta scrivendo man mano la sua storia.
Il suo progresso non sarebbe stato possibile senza Thierry Sabine. Il papà della Parigi-Dakar, senza mezzi termini; è proprio colui che l’ha creata. Classe 1949, ha sempre avuto le corse nel sangue: dalla 24h di Le Mans, passando per il Campionato Francese GT, l’Enduro fino alle gare nel deserto in moto. Quest’ultime hanno dato proprio l’idea a Thierry di creare qualcosa di unico, di speciale, di irripetibile. Si perse nel deserto del Teneré in Libia, rimanendo per tre giorni senz’acqua e cibo. Quella vicenda segnò per sempre il futuro del grande pilota francese.
“Una sfida per chi parte. Un sogno per chi resta”.
Un motto che riecheggia tutt’oggi, spronando nuove leve a cimentarsi nelle più dure e impegnative prove speciali mai realizzate. Il 26 Dicembre 1978 lo stesso Thierry Sabine si cimentò nella sfida che lui stesso aveva creato, a bordo di un Toyota BJ ma gli anni successivi si occupò dell’organizzazione con la TSO (Thierry Sabine Organization) creata ad-hoc per lo scopo.
Sebbene la sua “azione” è sempre stata dietro le quinte della Parigi-Dakar, ha lasciato qualcosa di indelebile nel mondo. Ha cambiato la faccia dei rally-raid, creando una visione nuova e trasformando una semplice competizione in qualcosa di più. Un qualcosa che crea fratellanza, solidifica l’umanità nelle persone, crea e consolida amicizie ed infine lascia un ricordo irremovibile.
“Se un giorno volessi rifarlo…fermate tutto, bloccate tutto. Diciassette ore, neanche da Parigi a Marsiglia! Non so neanche che ora sia. E’ veramente un inferno. Di notte, nelle dune.” Parole di Fabio Marcaccini alla Dakar 1998. I piloti maledivano di essere presenti in quell’odissea dorata, ma l’anno successivo come tutti loro confermavano, sarebbero stati al via in sella alle loro moto o al volante delle loro auto.
Questo è lo spirito creato da Thierry Sabine. Noi lo ricordiamo così, a quarant’anni da quel tragico incidente in elicottero il 14 gennaio 1986.
“Per coloro che accettano una sfida – per coloro che inseguono un sogno”.
