La Corte di Cassazione ha depositato nei giorni scorsi la sentenza n. 6508 (udienza 22 gennaio 2026, deposito 17 febbraio 2026, Sez. Penale IV), con la quale ha confermato in via definitiva la condanna di un Delegato Allestimento Percorso (DAP) per cooperazione in omicidio colposo e lesioni colpose. Il caso riguarda un tragico incidente avvenuto durante il 32° Rally Città di Torino, in cui un bambino di sei anni perse la vita e i genitori rimasero feriti. I fatti, come ricostruiti dai giudici di merito e confermati dalla Suprema Corte, si sono verificati in una prova speciale: un equipaggio, affrontando una curva, ha perso il controllo del veicolo, che è uscito di traiettoria ed è finito in un’area erbosa accessibile al pubblico. Lì ha investito la famiglia che assisteva alla gara. La Cassazione ha rigettato il ricorso del DAP, ritenendo fondate le accuse mosse nei gradi precedenti. Al centro della pronuncia c’è il ruolo del Delegato Allestimento Percorso, figura introdotta da ACI Sport proprio per rafforzare i controlli sulla sicurezza nelle competizioni su strade aperte al traffico. Secondo la Corte, il DAP riveste una posizione di garanzia concreta e non solo formale: deve verificare attivamente il rispetto del piano di sicurezza, effettuare sopralluoghi efficaci e intervenire per correggere eventuali criticità prima che la gara inizi. Nel caso specifico, i giudici hanno evidenziato che il delegato non ha rilevato né sanato errori gravi nella delimitazione dell’area: la bandellatura era posizionata in modo errato, gli avvisi di pericolo non erano adeguati e di fatto consentivano al pubblico di sostare in una zona ad alto rischio (un prato privo di protezioni sufficienti in caso di uscita di strada). Queste omissioni sono state considerate causali del dramma, inserendosi in una catena di eventi prevedibili e prevenibili in un contesto come il rally, dove le vetture raggiungono velocità elevate su percorsi non protetti come i circuiti. La sentenza non si limita a chiudere un singolo procedimento: ridefinisce i doveri del DAP in tutte le discipline motoristiche su strada (rally, cronoscalate, slalom, regolarità). Non basta più predisporre un piano sulla carta (la zona era vietata al pubblico); serve un controllo sostanziale e proattivo, con particolare attenzione alle “vie di fuga”, al posizionamento del pubblico e all’efficacia reale delle barriere e delle segnaletiche. Per gli organizzatori e per tutti i soggetti coinvolti nelle gare su strada, il messaggio è chiaro: la sicurezza del pubblico non è delegabile e le omissioni in fase di allestimento e verifica possono avere conseguenze penali gravi, anche quando l’errore materiale deriva da altri anelli della catena organizzativa. Questa pronuncia arriva in un momento in cui il Motorsport italiano è chiamato a mantenere altissimi standard di sicurezza, soprattutto dopo vari episodi che hanno messo in discussione la formula delle competizioni su strade pubbliche. Potrebbe spingere ACI Sport e le federazioni a rivedere protocolli, formazione dei delegati e procedure di controllo, per evitare che tragedie simili si ripetano. Il Rally Città di Torino, evento storico del panorama rallistico piemontese, resta segnato da quell’episodio del 2017.