Wydaeghe si dispera dopo l'imperdonabile errore che ha deciso il Rally di Croazia WRC

La storia del WRC è piena di gare stravolte nell’atto conclusivo dell’evento. Non serve andare a rivangare episodi clamorosi come il finale del mondiale 1998, dove Carlos Sainz perse il titolo negli ultimi metri di un RAC diventato leggendario. Basta tornare indietro di qualche anno per trovare momenti dove una gara, o una carriera, hanno preso direzioni diverse a causa di un errore o un guasto.

Nel 2019 Ott Tanak perse il Rally di Sardegna sulla Power-Stage conclusiva, ma non solo. Fu la goccia che fece traboccare il suo vaso nei confronti di Toyota e lo portò a cedere alle lusinghe di Hyundai, sua nuova casa dal 2020 dopo aver conquistato l’iride. Come nel famoso film di Gwyneth Paltrow, uno “sliding-doors” mica da ridere. Lo stesso campionissimo Sebastien Ogier “regalò” ad Andreas Mikkelsen il primo successo mondiale in Catalunya, nel 2015. Il francese, sicuro dell’ennesima vittoria, finì la corsa contro un guard rail, permettendo al norvegese di brindare il podio alto. E che dire di Kalle Rovanpera, che mandò in frantumi il sogno di un paese intero, buttando alle ortiche il 1000 Laghi 2024 proprio l’ultimo giorno di gara?

Lo scivolone di oggi di Thierry Neuville ha un altro peso, soprattuto per il momento storico che lui, Hyundai e il WRC intero stanno vivendo, proprio per questo mi permetto di dire che l’errore odierno è forse il più pesante e imperdonabile della sua intera carriera.

Facciamo una dovuta premessa prima di rivivere insieme quanto successo: il talento del pilota non è in discussione, non si può dubitare di un rallysta che ha vinto 22 eventi WRC nel corso della carriera ed è stabile nella top ten dei più vincenti della disciplina, così come è inutile negare quanto il belga sia portato all’errore casuale, soprattuto in momenti dove la concentrazione viene meno.

Nel 2017, primo anno delle Plus, Neuville favorì la vittoria del titolo di Ogier anche per demeriti suoi. E’ ancora viva nella memoria di ogni tifoso del belga l’errore a Bayons nel Montecarlo che aprì il mondiale, sia nel successivo Rally di Svezia, quando ruppe una sospensione nel corso della prova spettacolo. Punti in comune di queste due gare: la tranquillità di avere in tasca la vittoria, fatalmente errato.

Il tutto si è ripetuto oggi, ma come dicevamo in precedenza, i risvolti sono molto più pesanti. Siamo alla Power-Stage finale: dopo una giornata vissuta col “freno a mano tirato” in completa gestione, visto il vantaggio di oltre un minuto su Takamoto Katsuta, Neuville parte per gli ultimi 14 Km e mezzo di una gara che nel weekend ha sorriso al belga in quanto a fortuna. Passano pochi istanti tra le immagini televisive della sua partenza al dramma vissuto qualche metro dopo. Neuville va lento, sembra una foratura, il replay chiarirà la dinamica: sabbia, sottosterzo, l’I20 che centra qualcosa e vettura nella strada sottostante. Tutto finito.

Nel biennio di “magra” del WRC che stiamo vivendo, caratterizzato da un monologo di Toyota e dei suoi piloti, una vittoria Hyundai era fondamentale se non vitale non tanto per rimpinguare le statistiche dell’iridato 2024, quanto per rivitalizzare un team intero il cui futuro è decisamente nebuloso. Una squadra in difficoltà che ha perso un pò di direzione dopo l’addio di Loriaux e la conquista del titolo piloti e copiloti 2024. Una I20 Rally1 in versione 2025 che tutto è sembrato tranne una evoluzione, soprattutto su una superficie, l’asfalto, che era territorio di caccia sia per la vettura ibrida che la precedente WRC Plus. Grosse difficoltà anche a livello di management, che lo stesso Neuville non ha negato ai microfoni dei propri connazionali. Dichiarazioni dello stesso Wheatley che, alla vigilia della stagione 2026, prometteva risultati ben diversi rispetto a quelli (non) ottenuti nel 2025, con soli due successi su 14 gare (Acropoli con Tanak, Arabia Saudita con Neuville), salvo poi essere smentito dai fatti, che parlano di quattro gare disputate in stagione con quattro vittorie Toyota.

Allo stato attuale, le occasioni a disposizione di Hyundai per vincere sono ridotte al lumicino e Toyota non sarà sempre così generosa nel concedere occasioni. E’ sempre difficile immaginare altre gare dove i migliori piloti del lotto escono di scena durante le prime battute come capitato qui in Croazia, dove Evans e Solberg hanno salutato prestissimo la compagnia. Difficile anche avere la dea bendata dalla propria parte uscendo indenni dalla fila di forature che hanno colpito (quasi) tutti qui. Occasioni del genere DEVONO essere sfruttate, non gettate alle ortiche, perchè tra due settimane alle Canarie si torneranno a vedere i veri valori in campo e molto probabilmente assisteremo all’ennesimo monologo Toyota, con un Sebastien Ogier in più e con Solberg ed Evans desiderosi di rivalsa.

Piccola nota a margine: il vero passo delle Yaris in Croazia lo si è visto oggi, sempre con Evans e Solberg. Il vero passo della I20 Rally1 lo si è visto ieri, quando Neuville riusciva a malapena a recuperare qualche secondo su Pajari, che tutto è fuorché un asfaltista. Per questo continuiamo a parlare di errore imperdonabile e di occasione buttata.

La stessa Toyota è sembrata quella più rammaricata di quanto successo oggi dopo pranzo. Katsuta, scaraventato in testa alla classifica del WRC, dall’alto di una empatia infinita che ne caratterizza la persona prima che il pilota, si è preoccupato di più a scusare le malefatte del suo collega che festeggiare per la seconda vittoria in carriera, oltretutto consecutiva. Lo stesso Kankkunen, raggiunto dai microfoni qualche attimo dopo, era più dispiaciuto che felice, conscio che anche le vittorie più schiaccianti perdono di fascino e di senso quando la concorrenza è ridotta allo zero, un pò come i successi a ripetizione ottenuti dalla stessa Toyota nel WEC quando correvano contro loro stessi a cavallo delle ultime stagioni con le LMP1 e le nuove Hypercar.

Neuville ha perso la faccia (e i social non perdonano), Hyundai e tutto il team hanno perso quel lumicino di speranza in grado di rendere il WRC quantomeno più vivo e ridare valore e motivazioni ad un team intero, il WRC stesso ha perso di spessore, perché con solamente 9 vetture di vertice alla partenza di un evento di caratura mondiale di cui tre giunte superstiti al traguardo, non testimoniano la durezza di una gara come lo è stato in Kenya, ma la scarsità del momento storico che stiamo vivendo.

Ben venga la venuta delle WRC27 e delle Rally2 di pari prestazioni che se la potranno giocare per il vertice, così da poter dare un senso ad un mondiale che di senso, per il momento, non ne ha proprio.