Martedì 6 ottobre – Il finale thriller del Rally di Sardegna è ormai alle spalle. La gioia di Evans, le lacrime di Solberg, l’impassibilità di Pajari. I tre protagonisti di questo WRC2026 ci hanno tenuto col fiato sospeso fino alla fine dando verve ad un Mondiale che non sembrava offrire grandi spunti.
Ma tutto ciò non sarebbe stato possibile se non ci fosse stato l’enorme sforzo da parte della casa giapponese Toyota che in questi anni nel WRC ha non solo investito ma ha portato avanti un movimento rally che altrimenti rischiava di spegnersi sul serio già molto tempo prima.
Toyota ha scritto pagine indelebili nella storia del WRC recente sin dal suo ingresso nel 2017. Nel 2018 l’arrivo di Tanak nel team e poi subito il titolo piloti con l’estone che è solo stato il via a quella che poi sarà una vera e propria era vincente per la casa giapponese.
Tanak appunto, poi i titoli mondiali sono arrivati con Ogier x3, con l’ascesa di Rovanpera x2 e infine ecco Evans.
Quello che ha fatto Toyota è STORIA: lato piloti ha dato una seconda vita a Ogier facendogli incrementare numeri che erano già comunque straordinari ma che proprio durante questi anni sulla Yaris lo hanno elevato fino al più grande di tutti i tempi (Loeb). Con la Yaris WRC Plus si è lanciato Kalle Rovanpera, talento prodigio a cui però serviva una base solida per vincere: gli hanno realizzato su misura la Yaris Rally1 Ibrida, un mostro di potenza che solo un demonio come il primo Kalle ha saputo domare devastando la concorrenza. E infine ha dimostrato di poter far vincere anche un pilota “normale” come Evans che chiaramente non ha le doti dei suoi predecessori ma che ha dimostrato che il duro lavoro alla fine paga se… sotto il sedere hai una Toyota.
Ma Toyota non ha fatto solo questo…
Ha spinto i suoi avversari a migliorarsi, anche a costo di perdere come nella parentesi Hyundai firmata da Neuville due anni fa. Proprio Toyota ha sempre incoraggiato la propria rivale a non mollare, tenendo in piedi la baracca WRC creando questa sorta di sfida con la casa coreana nonostante le costosissime Rally1 facessero sempre di più tentennare i vertici del team già da qualche anno.
E poi arriviamo ai giorni nostri dove ovviamente non si può non citare Solberg: dopo l’addio di Rovanpera nei rally, Solberg rappresenta il nuovo modello del talento sfrenato “tutto e subito”. Il dopo Kalle non ha deluso le aspettative al primo anno completo alla guida della Yaris Rally1 offrendoci tutto il suo repertorio: sono arrivate le vittorie, pronti-via subito iscrivendosi all’albo dei grandi al Monte-Carlo tra l’altro, sono arrivati gli incidenti e poi ci ha regalato un finale di stagione veramente epico, quasi a sorpresa sul tramonto di questa era Rally1. Purtroppo per lui è finita male ma va beh… diciamo onestamente che il Mondiale 2026 lo aveva perso prima con gli errori e non in Sardegna.
Grazie a Toyota Solberg è potuto risorgere dopo essersi di fatto bruciato nella precedente esperienza Hyundai. Scaricato, con il cuore e l’umore a pezzi quando era ancora giovanissimo, Toyota lo ha preso sotto la propria ala protettrice, lo ha fatto crescere pian piano in Rally2 senza troppe pressioni, lo ha fatto migliorare e poi lo ha fatto vincere; e poi come spesso succede quando ci sono i giusti meriti, lo ha promosso alla TOP CLASS nel momento giusto garantendogli un futuro da campione.
Non penso serva aggiungere altro se non… GRAZIE TOYOTA
PS: NO, guai a voi se mi paragonate il finale della stagione 98′ di Sainz con quello che è successo a Solberg in Sardegna. Sono due cose completamente diverse… ah lì si che fu sfiga, accidenti a te Toyota che mi hai lasciato a piedi il Matador! (detto da un fan storico di Carletto Sainz) ma va beh, dopo tutti questi anni ti perdono lo stesso.

