The Nissan Terrano WD21 3.0 L V6 T1 Marathon 340 of Gianni Lora Lamia and Roberto di Persio 3rd Overall T1 Marathon Class at the 14 TH Paris-Sirte-Le Cap 1992 Photo DPPI Sport Photographic Agency

Perché la decisione di partecipare nella categoria T1 Marathon?

All’epoca, la categoria T1 Marathon era la categoria delle vetture strettamente derivate dalla serie; per capirci meglio, praticamente simile ai gruppi N nei rally sempre di quell’epoca. La categoria era considerata prestigiosissima e soprattutto molto ambita dalle case costruttrici, in quanto potevano sfruttare la corsa come trampolino di lancio per i mezzi. Una vettura che chiunque poteva acquistare presso la rete ufficiale dei concessionari, con poche migliorie poteva terminare la massacrante Paris-Dakar.

La corsa più difficile e più famosa del mondo.

Le vetture T1, per regolamento, dovevano essere sigillate con piombature al blocco motore e testate, così come al cambio di velocità, riduttore di marce e trasmissioni. Prima della partenza erano sottoposte a verifiche ed ispezioni minuziose da parte dei commissari di gara, successivamente controllate ogni giorno a fine tappa. Questo tassativamente per le prime tre vetture classificate giornalmente, mentre per le altre i controlli erano aleatori. A fine gara, prima di stabilire la classifica finale assoluta, nuovamente le prime tre vetture nella categoria T1 Marathon venivano sottoposte ad una verifica ed ispezione finale.

Il tutto effettuato con una precisione chirurgica.

Questo era per impedire la sostituzione delle parti in questione e le vetture dovevano quindi terminare la corsa senza alcuna violazione dei sigilli, pena l’esclusione dalla prestigiosa categoria. Tutto questo rendeva ulteriormente difficile o forse quasi impossibile affrontare un’avventura di tali dimensioni e difficoltà con una vettura praticamente quasi di serie e sulla quale si poteva intervenire giornalmente, ma in maniera decisamente molto limitata. Bisognava usare la testa e risparmiare l’auto il più possibile
cercando nello stesso tempo di essere veloci.

La scelta della t1 Marathon fu da una parte dettata dal nostro budget diciamo un pò limitato e dall’altra parte attratti da questa sfida, che follemente sapevamo che probabilmente sarebbe stata per
noi impossibile! La corsa partì ufficialmente il 25 di Dicembre dal castello di Vincennes a Parigi dopo un prologo a Rouen in Normandia, storica cittá famosa per la storia di Giovanna D’Arco. Dopo l’attraversata della Francia e l’imbarco sulle navi che dal porto di Sete ci portarono a Tripoli in Libia, la nostra corsa iniziò molto bene. Senza problemi.

Sapevamo benissimo di essere soli e senza nessun aiuto. La prima parte della corsa – che attraversava la Libia – fu la sezione desertica di quella avventura interminabile, attraversando il Niger e passando per le splendide Oasis di Fachi e Dirkou. Si entrò poi in Tchad dove era in corso una guerra ed addirittura uno degli aeroporti che avrebbe dovuto ospitare una delle tappe fu bombardato, costringendo i concorrenti ad un trasferimento scortati dall’esercito.
Proprio in questa prima parte della corsa le tappe furono decisive già per le classifiche assolute, in quanto poi successivamente in Africa Nera e nelle piste percorse in mezzo alla fitta vegetazione della foresta, i sorpassi erano praticamente quasi impossibili con pochi cambiamenti in classifica, salvo ritiri o incidenti. Raggiungemmo così la cittá di Pointe Noire in Congo.

La giornata di riposo e la metà della gara, per l’occasione tra l’altro ospiti della base AGIP Petroli. Il nostro sponsor.