Al Rally di Croazia 2026, Thierry Neuville (Hyundai) ha preso il comando al termine della seconda tappa, approfittando delle forature che hanno rallentato Sami Pajari (Toyota). Il giovane finlandese era diventato il leader inaspettato dopo un venerdì nero, segnato dai ritiri eccellenti di Elfyn Evans e Oliver Solberg. 
Ma sulla Power Stage il colpo di scena, l’equipaggio Neuville-Wydaeghe sulla Hyundai i20 Rally1 esce di strada consegnando alla Toyota l’ennesima vittoria in Croazia.
Un Katsuta incredulo vince la sua seconda gara, consecutiva e festeggia con Johnston, una vittoria insperata.
Un finale thriller che sembra voler esaltare un mondiale di una pochezza mai vista prima con uno dei podi meno attraenti di tutti i tempi.
Clamoroso errore di Neuville (alla fine giunto al traguardo), che si era trovato incredibilmente al comando, nonostante una gara in cui la Hyundai non aveva possibilità concrete contro Toyota, in Croazia sempre vincente.
Ora il giapponese Katsuta entra prepotentemente in corsa per il titolo, al momento è primo, insieme ai compagni Solberg ed Evans, che hanno preso punti nella tappa domenicale e nella Power Stage, vinta da Solberg.
Un Mondiale in crisi d’identita’
Il vero problema del WRC, in questo anno di transizione, resta la mancanza di protagonisti. Al via della gara croata era presente un solo campione del mondo (Neuville); i ritiri precoci di Solberg ed Evans nella prima tappa hanno spento ogni interesse sportivo, lasciando la ribalta a comprimari come Pajari e Katsuta.
Il risultato parla chiaro: quarto assoluto Yohan Rossel, che dà lustro a una Lancia Ypsilon Rally2 apparsa super competitiva, almeno su asfalto. Alle sue spalle si sono piazzati il fratello Leo (Citroën C3) e il russo Gryazin con l’altra Ypsilon.
Lancia unica nota lieta, ma il futuro preoccupa
Il ritorno del marchio Lancia sembra essere l’unica vera attrazione di questo campionato. L’entusiasmo per il brand italo-francese sta mascherando le pecche di un Mondiale che somiglia sempre più a un monomarca Toyota (a cui va comunque il merito di essere presente). Tuttavia, senza fuoriclasse del calibro di Ogier, Tänak e Rovanperä, la serie ha perso gran parte del suo appeal.
La tappa croata resta bellissima e tecnicamente valida, ma sorge spontanea una domanda: vale davvero la pena affrontare una trasferta WRC per vedere così poche vetture e pochissimi piloti di vertice? La risposta, purtroppo, sembra essere negativa. E la speranza che il regolamento 2027 possa livellare le prestazioni non garantisce, di per sé, un aumento del numero di campioni al via.
Analizzare l’ordine d’arrivo è quasi imbarazzante, senza voler fare dietrologia. Dietro al podio composto da Katsuta, Pajari e Hayden Paddon (Hyundai) troviamo una sfilza di Rally2: i fratelli Rossel, Gryazin, Cachon (Toyota), Korhonen (Toyota) e gli italiani Daprà-Guglielmetti (Skoda) e Lindholm (Skoda). Proprio la vettura ceca, dominatrice assoluta delle scorse stagioni, sembra ora scivolare in secondo piano sulla scena mondiale.
La classifica conta 30 vetture, che diventano 46 grazie alla regola del Superrally. Tra i rientrati figurano Fourmaux, Armstrong, McErlean e il duo Toyota Evans-Solberg: ovvero gli unici veri protagonisti che, cronometro alla mano, avrebbero potuto dare un senso diverso a questa gara.